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‘a Califà…

‘a Califà…

Quando ero piccolo e guardavamo il tg della sera, mio padre scherzava dicendo “se vinco ar totocalcio me faccio ‘a Maserati”.
Non ha mai vinto. E se anche avesse vinto, non avrebbe mai speso soldi per una macchina, che continua a chiamare (poco) affettuosamente “il poggiaculo”. Il simpatico vecchietto qui sopra, per sua stessa ammissione, non si è mai fatto mancare nulla:

In effetti non ero uno che badava a spese. Quando usciva un nuovo modello di auto il primo veicolo disponibile era il mio. Per non parlare delle moto (passione che mi è passata quando è arrivato l’obbligo del casco). Quando avevo storie con attrici importanti abitavo all’Excelsior o al Grand Hotel. Avevo sempre come minimo tre macchine, una Mercedes, una Jaguar decappottabile e una Maserati o una Ferrari (con la quale ho avuto un pauroso incidente).

Ora piange miseria perché, grazie ai diritti d’autore percepiti per le sue produzioni di inequivocabile valore artistico (!), è costretto a sopravvivere con appena 20.000 euro all’anno, quasi 1700 euro al mese.  Molto più dello stipendio di un impiegato medio, quasi il triplo della pensione del classico vecchietto col cappello, o il quadruplo delle paghette al nero di un precario in carriera.
‘a Califà… te ce manno io o ce vai da solo?

Germano Berlusconi

Germano Berlusconi

Mi ero ripromesso di non scrivere sul mio blog post che parlassero di politica, ma questa volta devo fare un’eccezione, anche se in questo caso la politica – nel senso reale del termine – c’entra ben poco.
Dopo le scappatelle del papi, la statuetta del duomo, la casa di Montecarlo di Fini (di cui grazie alla stampa nostrana conosco l’arredamento meglio di quello di casa mia), l’attentato a Belpietro da parte di un terrorista armato di una pistola inceppata di chiara fabbricazione bolscevica (e ovviamente sobillato da “grillini” e “dipietristi”), ecco un nuovo scottante tema di interesse nazionale: il finale-bestemmia di una barzelletta raccontata da Berlusconi.


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Torneresti a Roma?

Torneresti a Roma?

E’ la domanda più gettonata durante le mie discese nella capitale, superando nettamente il “ti sei fidanzato?” e battendo al photofinish il “ti bastano i soldi per arrivare a fine mese?”.
Ultimamente ci ho riflettuto parecchio, forse perché sono quasi due anni che sono qui, forse per i discorsi di un mio collega che dice di non rimpiangere affatto la Calabria, o forse per le frasi dei miei vecchietti che, sebbene speranzosi di rivedermi di ritorno un giorno o l’altro, si sono accorti che non torno volentieri a Roma e hanno concluso che “sto meglio di là”.


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Aggiornamenti di WordPress e PHP Safe Mode

Aggiornamenti WordPressUna delle features più interessanti introdotte da WordPress da un po’ di tempo a questa parte è sicuramente l’aggiornamento automatico del core e dei plugins; anziché perdere tempo con la noiosissima procedura di caricamento tramite FTP, con un semplice clic possiamo delegare il compito al nostro WordPress.
Tuttavia, se il nostro blog è hostato su un server con PHP Safe Mode attiva, la procedura di aggiornamento non andrà a buon fine: una volta inserite le password FTP, l’aggiornamento si bloccherà con un messaggio di errore simile a questo:

Warning: touch() [function.touch]: SAFE MODE Restriction in effect. The script whose uid/gid is 10044/10001 is not allowed to access /tmp owned by uid/gid 0/0 in /usr/local/4admin/apache/vhosts/yourdomain.com/httpdocs/wordpress/wp-admin/includes/file.php on line 17

Fortunatamente la soluzione a questo problema esiste, ed è abbastanza semplice. E’ sufficiente creare sul server una directory con permessi in scrittura (CHMOD 777, una volta finite le operazioni di aggiornamento possiamo anche revocare i permessi per sicurezza).
Apriamo poi il file di configurazione di WordPress, wp-config.php, situato nella directory principale del pacchetto, e aggiungiamo la seguente riga:

Per recuperare il path fisico potete aiutarvi caricando nella directory appena creata un file PHP contenente la seguente funzione:

Caricate il wp-config.php aggiornato e riprovate ad effettuare l’aggiornamento. ;)

“Post to delicious” con contatore

Inserire i bottoni per condividere i propri post sui più popolari social network è ormai diventato un classico. Da qualche tempo Facebook, Twitter, Digg e altri offrono degli script già pronti che vi consentono di visualizzare, oltre al pulsantino di condivisione, anche il numero di utenti che hanno già condiviso il vostro post in rete. Per quanto riguarda Delicio.us, non viene offerto nessun contatore già pronto. Con poco sforzo e con l’aiuto di jQuery è però possibile crearsene uno in pochi minuti.

Per prima cosa dobbiamo richiamare, se non lo abbiamo già fatto, jQuery:

Passiamo quindi alla creazione del link; l’esempio è molto semplice, loghino di delicio.us, link per condividere e contatore:

Notare lo span vuoto, che andrà riempito con il risultato della chiamata javascript.
Infine bisogna aggiungere la seguente funzione javascript:

Possiamo customizzare il tutto con il CSS, ed ecco quale sarà il risultato finale:

delicious Post to delicious (234)

Ottanta voglia di te

Back to the 80s

Come concludere degnamente una giornata iniziata con mancata sveglia e conseguenti preparativi in stile Fantozzi, stress lavorativo, temperature tropicali? Guardando il programma “Mitici 80’s” su Italia Uno!
Dato che mi appresto a diventare uno di quei 30enni nostalgici che alle cene con amici frantumano i coglioni ricordando gli anni che furono, ho deciso di guardarlo.


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Tacchi a spillo sui campi verdi in Sud Africa

Tacchi a spillo sui campi verdi del Sudafrica

Giusto qualche giorno fa, nel suo ennesimo editoriale,  il prode Minzolini celebrava la nuova veste del Tg1, il Tg con la “T” maiuscola, e il suo nuovo sito, che “farà arrivare nelle voftre cafe un fiume di notiffie“.

Come i miei 2,5 lettori sapranno, il Tg1 ha anche una pagina Facebook; o meglio, ne aveva una che è stata chiusa per i troppi insulti (i soliti comunistacci). Dopo qualche giorno è stata creata una nuova pagina: difficile dire se sia un fake creato da qualche buontempone o se sia veramente gestita dalla redazione del Tg1; spererei più nella prima ipotesi, visto il tenore dei post pubblicati: il caro gelati, gli slip intelligenti che monitorano la pressione sanguigna, gli elefanti che giocano a calcio e, per l’appunto, i tacchi a spillo sui campi verdi in Sudafrica.

Una cosa che salta subito all’occhio è il fatto che titolo e testo dei link pubblicati sono totalmente slegati: il titolo è quello esatto dell’articolo, mentre il testo descrittivo è sempre uguale e non attinente all’articolo.

Per curiosità, vado a vedere i sorgenti delle loro pagine: tra centinaia di errori di validazione, copia/incolla selvaggi da Word e strafalcioni di codice degni di un sito degli anni ’90, ci metto poco a scoprire il perché: sono totalmente assenti i meta tag (keywords e description), e come primo contenuto testuale c’è un div “intervista” – presente su tutte le pagine, ma nascosto tramite CSS – che contiene l’articolo incriminato; il parser di Facebook, non trovando i meta tag, va a prendere il primo blocco di testo che trova, e il simpatico risultato è questo:

Tg1 Facebook

Quanto ci metteranno ad accorgersene? Mentre scrivevo questo post, il contenuto del <div> incriminato è cambiato, non si parla più di tacchi a spillo ma di magie e bellezze d’oriente. :D

10 years ago

2000 lireVisto che su Twitter e sui vari social network va di moda il giochino dei “10 years ago”, mi butto anche io :D
Un po’ di ricordi, in ordine sparso:

– avevo (quasi) 16 anni, vivevo a Cori (LT) e facevo il liceo classico a Latina
– si, ero burino :D mi alzavo alle 6 per andare a scuola, e l’autolinea, il “Distretto” e il Bar Ariston erano i luoghi più familiari
– le entrate alla seconda ora per saltare le interrogazioni, tirando fuori la scusa del pullman rotto
– la mia massima aspirazione era andare a vivere in una grande città, possibilmente di mare


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Buoni propositi 2009/2010

Buoni propositi 2009/2010Dunque, vediamo: visto che non scrivo nulla ormai da mesi e il mio blog fa la muffa, colgo l’occasione per rispolverare i due post dei buoni propositi 2008 e 2009 che sono rimasti in bozza e mai pubblicati, così avrò di che riflettere durante le ferie forzate di fine anno; depennate le cose già fatte e quelle impossibili, ecco cosa rimane…  (beh diciamo che in realtà è un “post in progress”)

– iscrivermi in palestra
– prendere la patente (ebbene sì :p )
– riprendere a scattare foto
– leggere di più
– scrivere più spesso sul blog, e magari rifare il sito
– riuscire a incazzarmi di meno per persone, fatti, situazioni che non lo meritano
– “fare pulizia” (qualcuno direbbe “portare fuori la spazzatura”, altri “tagliare i rami secchi”, ma penso che si sia capito)
– cambiare casa
– fare più cose divertenti
– incrementare le mie scarse capacità di calcolo (oddio, questo forse doveva rimanere tra le cose impossibili)
– disintossicarmi da UPAS (per le fiction di polizia se ne parla nel 2011 )

Vabbè basta, altrimenti poi finisce che METTO TROPPA CARNE AL FUOCO :D

MAMP e VMware Fusion

Ogni web designer sa bene quanto sia importante, a lavoro ultimato, testare la propria creazione sul maggior numero di browser e piattaforme possibile. Chi lavora in ambiente MAC si trova in genere di fronte alla necessità di installare un software di virtualizzazione, per poter eseguire Windows o Linux senza la necessità di dover riavviare.

A volte capita, se non si ha a disposizione uno spazio web di prova, di dover lavorare sul proprio server locale; su MAC il pacchetto maggiormente utilizzato è MAMP, che in pochi semplici passaggi permette di avere un server Apache con PHP e MySql già configurati e funzionanti. In questo caso può sorgere un problema: come fare per accedere da Windows al server in esecuzione sul MAC?


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